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Rockin’ Troubadour: Bob Marley – Don’t worry about a thing

Se un uomo come Bob Marley ci dice che non dobbiamo preoccuparci, perché andrà tutto bene, forse possiamo credergli.

Bob Marley - Rockin' Troubadour - Rockin' Donuts

La figura di Bob Marley va’ oltre quella di un semplice musicista, infatti la sua musica mirò sempre a trattare temi particolarmente sensibili come il razzismo e il sogno dell’uguaglianza razziale, diventando il rappresentante di una vera e propria filosofia di vita. È opportuno specificare che il contesto in cui ha agito Bob Marley fu quello degli anni Sessanta-Settanta.

Emancipate voi stessi dalla schiavitù mentale, nessuno a parte noi stessi può liberare la nostra mente

Bob è stato introdotto da Rolling Stone nella lista dei 100 migliori cantanti (19° posto) e in quella dei 100 migliori artisti (11° posto).

Bob Marley – Rockin’ Troubadour – Rockin’ Donuts

Costretto a lasciare la scuola all’età di 15 anni, Bob crebbe in un contesto di povertà. La musica fu il suo sfogo. Insieme al suo amico Bunny, fondò una band chiama The Juveniles.

Quando Marley scopre il rock provocatorio di Elvis Presley, il soul di Sam Cooke e Otis Redding e il country di Jim Reeves, decide di costruirsi da sé una chitarra. L’improvvisato strumento rimane amico fedele fino all’incontro con Peter Tosh, che possedeva una vecchia e scassata  chitarra acustica. Marley, Tosh e Neville O’Riley Livingston costituiscono il primo nucleo dei “Wailers” (che significa “coloro che si lamentano”, “i piagnoni”).

L’esodo di Bob Marley alla testa della gente di Jah inizia grazie al fiuto di Chris Blackwell, fondatore della Island Records, principale esportatore di reggae nel mondo. Si trattava di veicolare il reggae dei Wailers fuori dalla Giamaica: per fare questo, si pensò di “occidentalizzare” il suono con l’uso di chitarre e sapori rock quel tanto che basta per non snaturarne il messaggio dato che, soprattutto per i giamaicani, il reggae è uno stile che vuole condurre alla liberazione del corpo e dello spirito; è una musica impregnata, almeno per come l’ha concepita Marley, di un profondo misticismo.

Le radici del reggae, infatti, affondano nella schiavitù della gente di Giamaica. Quando Cristoforo Colombo, nel secondo viaggio verso il Nuovo Mondo, sbarcò sulla costa nord di St. Ann trovò ad accoglierlo gli indiani Arawak, un popolo pacifico dal ricchissimo patrimonio di canti e danze.

Bob Marley & The Wailers continuarono ad espandere il loro successo prima con “Babylon By Bus” (registrazione di un concerto a Parigi), poi con “Survival”. Alla fine degli anni settanta Bob Marley And The Wailers erano la più famosa band della scena musicale mondiale, e infransero i record di vendite discografiche in Europa. Il nuovo album, “Uprising”, entrò in ogni classifica europea.

Marley divenne quindi il leader del gruppo, fino alla metà degli anni ’70, anni in cui il gruppo si sciolse. Nonostante questo, Bob continuò a suonare sotto il nome di “Bob Marley & the Wailers”

Bob conobbe il vero successo quando intraprese una carriera da solista, debuttando nel 1975 con il singolo “No woman, no cry”.

 

Nel 1976 il primo ministro giamaicano organizzò un concerto di beneficienza in cui Bob avrebbe dovuto esibirsi. Un gruppo armato attaccò l’artista e sua moglie nella loro residenza: entrambi subirono ferite gravi, ma Bob non si arrese e si esibì.

Perché le persone che cercano di far diventare peggiore questo mondo non si concedono un giorno libero… Come potrei farlo io?

Bob rispose così a chi gli aveva chiesto perché avesse scelto di partecipare al concerto nonostante l’aggressione. Quest’episodio, che dimostra che uomo fosse Bob Marley, è citato nel film “Io sono leggenda”, con Will Smith, di cui “Three little birds” è una delle colonne sonore.

E proprio questo testo esprime al meglio la filosofia di cui Marley fu portavoce.

Don’t worry about a thing

‘Cause every little thing

Gonna be alright

Se un uomo come Bob Marley ci dice che non dobbiamo preoccuparci, perché andrà tutto bene, forse possiamo credergli.


Bob Marley – Rockin’ Troubadour – Rockin’ Donuts

Bob Marley si trasferì dalla Giamaica in Inghilterra nel 1976, dove registrò gli album Exodus Kaya. Exodus rimase nelle classifiche inglesi per ben 56 settimane consecutive. Includeva singoli come la famosa “Jammin'”, “One Love”, “Three little birds”, “Waiting in Vain” e “Exodus” (canzone che si basa su un solo accordo, il la minore).

Nel 1977 Bob scoprì di avere un melanoma maligno e i medici non riuscirono a curarlo. Si spense nel 1981 all’età di 46 anni. Anche dopo la sua morte è rimasto un’icona per coloro che hanno scelto di battersi in favore delle minoranze. Nelle sue canzoni è evidente l’invito all’unificazione di tutte le persone di colore come unico mezzo per raggiungere la libertà e l’uguaglianza.

Il 21 maggio 1981, Bob Marley ricevette i funerali di stato in Giamaica, con elementi combinati dei riti delle tradizioni dell’ortodossia etiopica e Rastafari. Il funerale di Bob Marley potrebbe essere paragonato al funerale di un re. Centinaia di migliaia di persone (compresi il Primo Ministro ed il leader dell’opposizione) parteciparono al funerale. Dopo il funerale il corpo fu portato al suo luogo di nascita, dove si trova tutt’ora all’interno di un mausoleo, divenuto ormai un vero e proprio luogo di pellegrinaggio per la gente di tutto il mondo.

Che Bob Marley sia stato un musicista eccezionale è fuori d’ogni discussione e l’impegno politico, premiato tra l’altro con la medaglia della pace delle Nazioni Unite, è andato di pari passo con quello musicale.

Quando parliamo di Bob Marley non parliamo solo di un’artista leggendario, ma anche di un uomo che con il suo esempio, con la sua determinazione, è riuscito a rendere il mondo un posto migliore.

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Enrico Roca

Written by Enrico Roca

Capelli lunghi, barba e occhi chiari. Parlo poco, cerco di ascoltare molto. Amante di letteratura, la scrittura è la mia passione, ho pubblicato due romanzi e molte poesie. Appassionato di musica di ogni genere, in particolare il rock, i miei artisti preferiti sono Jim Morrison, Bon Jovi e James Blunt.

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