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Robert Wiene – il maestro dell’espressionismo tedesco

Il nome di Robert Wiene è legato al film “Il gabinetto del dottor Caligari”, film che secondo gli storici del cinema è l’emblema, il film-manifesto, del cinema espressionista tedesco.

Robert Wiene - Maestro dell'espressionismo tedesco - Rockin' Donuts

Robert Wiene è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico tedesco

Prima di dedicarsi al cinema, fu attore, autore e regista teatrale. Dal 1912 fu attivo, in Germania e in Austria, come sceneggiatore e regista cinematografico.

Il nome di Robert Wiene è legato al film “Il gabinetto del dottor Caligari”, film che secondo gli storici del cinema è l’emblema, il film-manifesto, del cinema espressionista tedesco.

Il Gabinetto del dottor Caligari – Robert Wiene – Maestro dell’espressionismo tedesco – Rockin’ Donuts

“Il gabinetto del dottor Caligari” assunse un’importanza senza pari, tanto da oscurare e relegare nel dimenticatoio tutte le altre opere di Wiene.

La corrente cinematografica dell’espressionismo tedesco nasce nella Germania degli anni ’20, anni in cui il paese è devastato dalla sconfitta della Prima Guerra Mondiale. Il quadro di questo disagio sociale, politico ed economico, si riflette nell’arte, con una conseguente deformazione dello spazio e della figura umana.

L’espressionismo rappresentava una reazione al realismo, il tentativo di esprimere, attraverso distorsioni estreme, le emozioni più vere e profonde, nascoste al di sotto della superficie della realtà.  Il cinema espressionista diventa, quindi, il regno dei trucchi, delle vecchie attrazioni usate come strumenti per creare allucinazioni, sovraimpressioni, apparizioni e sparizioni. Tutti questi sono elementi di una nuova drammaturgia, rappresentata da spettri, vampiri, automi e dalla morte stessa. Tutte le creature del sogno e dell’incubo prendono vita in questo cinema.

Il Gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari) rappresenta a pieno la corrente dell’espressionismo, poiché gioca moltissimo con il tema del doppio e della difficile distinzione tra allucinazione e realtà, aiutato da una scenografia allucinante caratterizzata da forme zigzaganti.


Il Gabinetto del dottor Caligari – Robert Wiene – Maestro dell’espressionismo tedesco – Rockin’ Donuts

In breve, il film racconta la storia di Francis, che racconta in flashback una storia sinistra ad un vecchio seduto di fianco a lui: il flashback ritorna al 1830, nel piccolo paese di Holstenwall in Germania, in cui un signore poco raccomandabile, di nome Caligari, giunge alla fiera del paese per presentare il suo sonnambulo, Cesare, che tiene sotto ipnosi in una cassa da morto. Con il suo arrivo nel paese, cominciano a verificarsi delle morti sospette.

Francis si reca presso l’abitazione del dottor Caligari, dove scopre che il Cesare che vedono dalla finestra è in realtà solo un manichino che il dottor Caligari utilizza per coprire i suoi movimenti sonnambulistici. Smascherato e inseguito dalle forze dell’ordine, il Dott. Caligari si rifugia presso un manicomio di cui è lui stesso il direttore.                                           .

Mentre il racconto termina con la detenzione forzata del dottore nel suo stesso manicomio, lo spettatore è ricondotto fuori dal lungo flashback, alla panchina dove sono seduti Francis e il suo ascoltatore. Ma un finale a sorpresa fa capire che forse il racconto di Francis non è stato altro che il frutto della sua fantasia.

In Caligari, l’interpretazione espressionistica è riuscita con raro successo a evocare, tramite l’ “effetto Schufftan”,  la “fisionomia latente”di una piccola città medievale dai vicoli tortuosi e oscuri, budelli stretti rinserrati tra case sgretolate le cui facciate sbilenche non lasciano mai entrare le luce del giorno.

Il film – la cui scenografia fu affidata a Hermann Warm che assieme a due amici pittori e scenografi espressionisti, Walter Reimann e Walter Röhrig, ne studiò il copione –  è girato tramite lunghe inquadrature fisse, con poco montaggio, che crea una sorta di bidimensionalità, oltre all’impressione asfissiante che l’inquadratura sia chiusa su sé stessa, come se fosse un mondo a parte, al di fuori della quale non esiste niente.

Il montaggio in genere è semplice, e si avvale di soluzioni come il campo-controcampo o il montaggio alternato. L’uso della macchina da presa è più funzionale che spettacolare. Per questo motivo difficilmente si hanno movimenti di macchina o riprese particolarmente angolate, e l’obbiettivo tende a rimanere su una linea perpendicolare, più o meno all’altezza degli occhi o del petto.

Das Cabinet des Dr. Caligari è sotto vari aspetti un film-enigma. Il film non solo sfrutta pienamente le potenzialità dell’immaginario presenti nella sceneggiatura, ma le rende ancora più problematiche e inquietanti attraverso cambiamenti di grande effetto.

Contrariamente alle affermazioni della critica più corriva, il film rivela una struttura complessa, che coordina elementi compositivi variegati in un quadro di grande coerenza formale, garantita dalla regia consapevole di Robert Wiene.                                 .

Il film si presenta come una radicale esperienza nel regno della visione e come una negazione forte della tradizionale impressione di realtà del cinema. Il mondo raccontato da Francis è depurato di ogni parvenza naturalistica e trasformato in una scena deformata, distorta.

Il Gabinetto del dottor Caligari – Robert Wiene – Maestro dell’espressionismo tedesco – Rockin’ Donuts

Le superfici sono spezzate e frantumate, le linee assumono percorsi insensati, le verticali si piegano in diagonali e le architetture diventano un incrocio di elementi disgregati, di forme fratturate. Lo spazio della città restituiscono allo spettatore un labirinto cifrato in cui i gesti, gli oggetti e le persone acquistano una nuova profondità e accedono all’orizzonte delle maschere. Questa deformazione del visibile è correlata a una riflessione sulla verità, che caratterizza tutto il film.

Un’altra cosa da sottolineare, oltre alle scenografie, è la bellezza delle didascalie originali, piccoli capolavori di grafica e di lettering, ben diverse da quelle che siamo soliti vedere nei film muti.

« …Prima lento, deliberatamente laborioso, vuole snervare l’attenzione. Poi quando iniziano a girare le onde dentate della “Kermesse”, la cadenza balza, accelera, scorre e non ci lascia che con la parola “fine”, secca come uno schiaffo. » (Louis Delluc, Cinéa, 1922 (citato da Eisner H. Lotte, Lo schermo demoniaco, p. 27))

La messa in discussione del vero e del reale in  Das Cabinet des Dr. Caligari si attesta non solo come opera espressionista per eccellenza, ma come un film che riprende la critica della realtà e della verità del tardo Nietzsche.

 

 

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- Sergej Ėjzenštejn
- Francois Truffaut
- Quentin Tarantino

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Ilaria D'Alessandro

Written by Ilaria D'Alessandro

Capelli ricci, rossetto e mascara sono il suo tratto distintivo. Per lei il cinema, un piacere che si concede ogni volta che può, è un modo per evadere dalla realtà ed immergersi in mondi nuovi. La musica, fedele compagna delle sue giornate, fa da sottofondo quando lavora, ma spesso si lascia trascinare dal sound e finisce col dimenticare ciò che stava facendo!

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