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Diritti d’autore e mopolio SIAE: facciamo chiarezza

Siae

Partiamo da alcuni punti fondamentali:

1.Cos’è il diritto d’autore?

Il diritto d’autore è una retribuzione che viene corrisposta all’autore di un’opera (musicale, letteraria, cinematografica o teatrale) ogni volta che questa viene diffusa in pubblico, riprodotta o commercializzata

2.Cos’è la SIAE?

La SIAE, fondata nel 1882 niente di meno che da Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci e Giovanni Verga, è la Società Italiana degli Autori e degli Editori, che si occupa di tutelare e gestire i rapporti tra questi e gli utilizzatori delle loro opere, facilitando in questo modo la corresponsione dei diritti d’autore.

Dal 1941, la legge italiana riserva alla SIAE il diritto di esercitare la sua attività in via esclusiva, facendo così in modo che la società goda di un sostanziale, incontrastato (e incontrastabile) monopolio nel mercato dell’intermediazione dei diritti.

È bene precisare che aderire alla SIAE non è obbligatorio, i diritti d’autore vengono percepiti a prescindere ma, per un singolo individuo, autore o editore che sia, è molto difficile se non praticamente impossibile seguire da solo il percorso delle proprie opere in Italia e nel mondo.

Quindi no, aderire alla SIAE non è obbligatorio, ma aderire ad una società di intermediazione praticamente sì, e se in Italia solo una è legittimata ad operare.

3.Perché se ne parla così tanto proprio adesso?

Perché il 26 febbraio del 2014, una direttiva dell’Unione Europea (la cosiddetta Direttiva Barner), ha sancito la totale libertà dei titolari dei diritti d’autore di scegliere a quale società di intermediazione affidarsi, mettendo a tutti gli effetti “fuori legge” ogni forma di esclusiva o monopolio.

L’idea di fondo è che è giusto che ogni autore scelga da quale società farsi rappresentare, senza che, come nel caso italiano, sia lo Stato a scegliere per lui, imponendogli un società monopolistica che, tra l’altro, non è né dello Stato, né gestita dallo Stato ma, ovviamente, dagli autori ed editori più ricchi.

Il caso è iniziato quando, alla vigilia del Festival di Sanremo, molti cantanti sul palco hanno scelto di non farsi rappresentare dalla SIAE, creando il panico tra gli organizzatori, ma è  diventato mediatico grazie al rapper Fedez che, da mesi ormai, guida insieme ad altri 8mila autori ed editori italiani, una battaglia contro il monopolio della società e contro lo Stato italiano che, al momento di trasformare la direttiva europea in legge, in barba alle raccomandazioni dell’Europa, ha inserito una “clausoletta” che mantiene sostanzialmente intatta l’esclusiva della SIAE.

Siae – Fedez

 

«La direttiva doveva aprire il mercato – spiega il cantante – in Italia non ha aperto un cavolo: possiamo iscriverci a società di gestione dei diritti estere, ma bisogna comunque passare dalla SIAE per la riscossione».

Un tipico sotterfugi all’italiana, dunque, che però non è passato inosservato a Bruxelles, complice, probabilmente, anche l’enorme risonanza mediatica della questione.

L’Unione Europea, infatti, ha deciso di prendere provvedimenti, aprendo una procedura di infrazione contro il nostro paese per “mancata concorrenza sui diritti d’autore, mancato rispetto della direttiva e mantenimento del monopolio”.

È evidente che si tratti di una questione (ancora aperta) molto spinosa e di estrema importanza per chiunque abbia intenzione di entrare nel mondo della musica e non solo.

Quindi, staremo a vedere..!

 

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Anna Improta

Written by Anna Improta

Con una laurea e mezza nel cassetto, ancora cerca di capire cosa vuole fare e dove vuole andare. Nel frattempo, oltre a lamentarsi per gli esami come ogni studentessa che si rispetti, parla (troppo), scrive, legge, mangia compulsivamente caramelle gommose e guarda film e telefilm come se non ci fosse un domani

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