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Gypsy – La recensione di Rockin’ Donuts

Gypsy

Ho sempre pensato che fossero le persone stesse a determinare la propria vita, che fossimo noi al comando, ad imporci sul nostro futuro, con la facoltà di scegliere il nostro partner, la nostra professione, con addosso la responsabilità di prendere decisioni che plasmano la nostra vita. Eppure, c’è una forza più potente del libero arbitrio: il nostro subconscio.

Sotto i completi eleganti, dietro le porte chiuse, agiamo tutti spinti dagli stessi desideri, siano essi puri, oscuri o persino riprovevoli. Più si osserva una persona, più si capisce che nessuno di noi è davvero ciò che afferma di essere e, di fatto, nascosto nel profondo, si cela sempre un segreto: in realtà, potremmo rivelarci una persona diversa”.

L’incipit di Gypsy, la nuova serie creata da Lisa Rubin per Netflix, prepara perfettamente lo spettatore a quello che lo aspetta: 10 puntate intriganti, fitte di segreti, bugie e cose non dette, sempre “sul filo del rasoio”, in cui le vite reali dei personaggi si intrecciano pericolosamente con quelle create da loro stessi in base ai propri impulsi repressi, al proprio istinto di trasgressione e ai propri desideri più profondi.

Perché: “Chi sei tu quando nessuno ti sta guardando?”.

Interpretata da una brillante e bellissima Naomi Watts, la protagonista della serie è Jean Holloway, psicoterapeuta newyorkese, felicemente sposata con Micheal (Billy Crudop) e mamma della dolcissima Dolly (Maren Heary).

Gypsy – Naomi Watts

 

Jean è una donna assolutamente inquadrata nei canoni della sua vita personale e professionale, finché un giorno non decide di oltrepassare ogni limite, iniziando a stringere relazioni, spesso particolarmente intime e pericolose, con le persone che fanno parte della vita di alcuni dei suoi pazienti: Sam (Karl Glusman), appena mollato dalla fidanzata Sidney (Sophie Cookson) con cui ha un rapporto di co-dipendenza; Clair (Brenda Vaccaro) che non ha più contatti con la figlia dalla morte del padre e Allison (Lucy Boynton), tossicodipendente che non riesce ad uscire dal tunnel a causa del rapporto malato con il suo spacciatore; violando tutto quello in cui aveva sempre creduto e su cui aveva prestato giuramento “a tutti i miei pazienti io fornirò un rifugio sicuro e tranquillo, resterò obiettiva nei rapporti di lavoro, non violerò i limiti fisici dei miei pazienti e a nessuno di loro farò del male”.

Un thriller psicologico in cui realtà e desideri si accavallano continuamente creando un mix avvincente e per niente banale, nonostante alcuni inevitabili cliché. Straordinaria la performance della protagonista, capace di interpretare naturalmente un personaggio così complesso, dalle mille sfaccettature e in continua evoluzione.

 

Piccola curiosità: Per l’occasione, Stevie Nicks ha riadattato la canzone Gypsy dei Fleetwood Mac, utilizzata come operning.

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Anna Improta

Written by Anna Improta

Con una laurea e mezza nel cassetto, ancora cerca di capire cosa vuole fare e dove vuole andare. Nel frattempo, oltre a lamentarsi per gli esami come ogni studentessa che si rispetti, parla (troppo), scrive, legge, mangia compulsivamente caramelle gommose e guarda film e telefilm come se non ci fosse un domani

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