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War Machine, la recensione del film Netflix con Brad Pitt

War Machine

2009. La guerra in Afghanistan è in corso da 8 anni e il Presidente Obama sta riducendo le truppe in Iraq per concentrare le forze in Afghanistan: il conflitto deve essere concluso in fretta. Ma cosa si fa quando la guerra che si sta combattendo non può essere vinta in alcun modo che abbia senso, perché è la guerra stessa a non avere un senso?

“Se vuoi continuare a fingere di poter vincere, non ti rimane altra possibilità di provare a convincere il paese che hai invaso che in realtà sei lì per aiutare” e un uomo e solo uno può riuscirci: l’impeccabile e pluristellato generale, cacciatore di terroristi, Glen McMahon.

Tratto dal libro “The Operators: The Wild and Terrifying Inside Story of Americas War in Afghanistan” di Micheal Hastin, War Machine è un film originale Netflix diretto da David Michôd, ispirato alla storia del generale Stanley A. McChrystal, veterano della Guerra del Golfo e del conflitto iracheno, pluristellato quasi quando Glen, brillantemente interpretato da Brad Pitt.

War Machine – Brad Pitt

 

“In passato, le guerre venivano combattute contro eserciti convenzionali di stati nazione, uomini in uniforme, tipo nazisti e così via. Tuttavia, quando invadi un luogo che non dovresti invadere, ti trovi a combattere con gente normale, con abiti normali. Solitamente vengono chiamati ribelli: sono tipi che imbracciano un’arma, cosa che farebbe chiunque se invadessero il suo paese”.

Quanto mai attuale, tristemente ironico, comico nel prendere in giro le alte sfere militari e drammatico nel mettere in luce alcuni degli aspetti che i conflitti armati inevitabilmente si portano dietro, War Machine è un film che fa riflettere, anche se non troppo seriamente, sull’Afghanistan e sulla follia della guerra in generale, ponendo l’accento su quanto assurdo sia pensare di poter portare la pace e la democrazia nel mondo, tenendo un mitra sotto il braccio.

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Anna Improta

Written by Anna Improta

Con una laurea e mezza nel cassetto, ancora cerca di capire cosa vuole fare e dove vuole andare. Nel frattempo, oltre a lamentarsi per gli esami come ogni studentessa che si rispetti, parla (troppo), scrive, legge, mangia compulsivamente caramelle gommose e guarda film e telefilm come se non ci fosse un domani

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