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“Is this the life we really want?”, l’album di Roger Waters

Is This The Life We Really Want?

Is This The Life We Really Want? è il primo disco che Roger Waters , ex leader dei Pink Floyd, ci regala dopo 25 anni dall’uscita di “Amused to death”.

Non che nel frattempo l’ex leader sia rimasto fermo. Oltre ad avere scritto l’opera “Ça ira”, ha rivendicato la paternità di parte del repertorio dei Pink Floyd con il tour antologico “In the flesh” e poi con gli show dedicati a “The dark side of the moon” e “The wall”, sempre più elaborati, sempre più spettacolari. Il lavoro sul recupero del vecchio repertorio si è accompagnato al tentativo di traslarlo nella contemporaneità: il muro si è perciò trasformato da simbolo dei tormenti di un orfano di guerra in una più ampia allegoria politica e umanitaria.

Is This The Life We Really Want? vanta la produzione di Nigel Goldrich, compagno di strada dei Radiohead (il cui primo disco “Ok Computer” ha compiuto i 20 anni). Godrich ha una conoscenza enciclopedica dei Pink Floyd ed ha trasportato il mondo di Waters in un dimensione sonora più attuale, facendosi carico degli arrangiamenti basati sugli strumenti a tastiera e ha costruito gli effetti sonori che da sempre accompagnano i concept del musicista inglese.

Roger Waters – Is This The Life We Really Want?

 

Is This the Life We Really Want? sarà una sorta di seguito di “Amused to Death”: se all’epoca Waters aveva composto un saggio di cultura pop in grado di indagare il potere della televisione nell’epoca della prima Guerra del Golfo (definita come la prima guerra del villaggio globale – ndr), ora la lente si sposta sulla contemporaneità, per un lavoro che ricorda i grandi classici dei Floyd.

Nato dall’omonimo radiodramma, Is This The Life We Really Want? è un concept tenuto assieme da alcuni temi ricorrenti: è un disco in cui i banchieri ingrassano, gli speculatori spianano le case, i militari schiacciano bottoni che annientano vite innocenti dall’altra parte del mondo e noi assistiamo in silenzio di fronte a questo scempio. In un mondo che somiglia sempre di più a un enigma indecifrabile, in cui è sempre più difficile distinguere “buoni” e “cattivi” e i problemi esigono soluzioni complesse, Roger Waters scrive un disco in cui tutto è chiaro – da una parte ci sono i carnefici, dall’altra le vittime – e lo racchiude in una copertina che cita le opere di Emilio Isgrò: la cancellatura viene intesa non come censura, ma come atto creativo che rivela significati altrimenti nascosti.


Is This The Life We Really Want? – particolare

 

Waters è considerato uno dei più grandi parolieri della storia della musica, assieme a Bob Dylan e Neil Young. I suoi testi sono incentrati su argomenti di critica e denuncia sociale, politica e psicologia, infatti Roger è il primo a cantare i problemi dell’era Trump e dei rifugiati: “Wish You Where Here in Guantanamo Bay”, canta in Picture That, tanto per dirne una. Waters descrive l’apocalisse in cui viviamo con la consueta logica dualistica, da una parte la povera gente e dall’altra lo spietato complesso industriale-militare-politico, eppure usa toni meno brutali del solito e offre un finale inatteso. Questa volta non ci vuole spaventare. Vuole farci provare sentimenti come compassione e senso di colpa.

Is This the Life We Really Want? è una domanda che in dodici brani porta con sé una risposta negativa solenne, a sorpresa addolcita nel finale sull’amore che riscatta la brutalità della vita. Ci sono canzoni di straordinaria intensità e drammaticità, con la voce di Waters fra canto e recitazione, e una rinnovata disposizione poetica nei testi: devastante “Deja Vu”, “Broken Bones” rimanda alla storica tesi di “We don’t need no education”, fra lupi, gabbiani e voci varie.

Roger Waters non abbandona il suo stile peculiare, quel suo recitar-cantando attorno a cui si muove un mondo di effetti e dal quale si staccano ora urla accorate, ora brevi linee melodiche. Anzi, cerca una sintesi fra l’espressività cruda dei dischi solisti e la musicalità di classici come “The dark side of the moon”, “Wish you were here”, “Animals”, “The Wall”. I dischi di Roger Waters hanno sempre avuto una caratteristica: sfidare l’ascoltatore

Is this the life we really want?, infatti, invita a un ascolto attento, con un buon impianto o in cuffia, magari leggendo i testi. È il prodotto di un’idea di musica che contrasta con le leggi del pop contemporaneo: le canzoni si sviluppano lentamente, non ci sono ritornelli facilmente memorizzabili, i particolari contano. Un album felicemente drammatico ed epico, familiare in qualche modo per tutte le modalità sonore e di voci ed effetti che fin dalle prime note vi si incontrano, sviluppate durante la vita artistica con la leggendaria band, alla quale ci si può divertire a trovare i diversi riferimenti.

Tracklist:
1.When We Were Young
2. Déjà Vu
3. The Last Refugee
4. Picture That
5. Broken Bones
6. Is This The Life We Really Want?
7. Bird In A Gale
8. The Most Beautiful Girl
9. Smell The Roses
10. Wait For Her
11. Oceans Apart
12. Part of Me Died

Roger Waters – Is This the Life We Really Want

 

 

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Ilaria D'Alessandro

Written by Ilaria D'Alessandro

Capelli ricci, rossetto e mascara sono il suo tratto distintivo. Per lei il cinema, un piacere che si concede ogni volta che può, è un modo per evadere dalla realtà ed immergersi in mondi nuovi. La musica, fedele compagna delle sue giornate, fa da sottofondo quando lavora, ma spesso si lascia trascinare dal sound e finisce col dimenticare ciò che stava facendo!

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