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Quando la musica e la politica vanno a braccetto…

Musica e politica

La musica può essere ritrovata in tutte le culture ed in molteplici forme. Si è fatta veicolo di sentimenti, di emozioni, di passioni, di tristezze, di gioie e anche di disagi. Chi scrive i testi e gli accordi delle canzoni cerca di esprimere la propria interiorità, ma il bello di quest’arte è che altre persone, i comuni mortali non dotati di genio musicale, si possono riconoscere in canzoni altrui.

Oggi, però, voglio focalizzarmi sul binomio imprescindibile tra musica e politica. Oggi, 25 aprile, è la festa della Liberazione e Rockin’ Donuts, non poteva esentarsi dall’affrontare un argomento così rilevante.

Il 25 aprile è un giorno fondamentale per la storia italiana: assume un preciso significato politico, in quanto simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane durante la Seconda Guerra Mondiale contro il governo fascista, la Repubblica Sociale Italiana (lo “stato nello stato”, esistito tra il settembre 1943 e l’aprile 1945, voluto dalla Germania nazista e guidato da Benito Mussolini, al fine di governare parte dei territori italiani controllati militarmente dai tedeschi – ndr) e l’occupazione nazista.

La relazione tra musica e politica è sempre esistita, basti pensare a “La Marsigliese”, l’inno di guerra dei contadini francesi, tramutato poi in inno prima rivoluzionario, poi nazionale, o allo stesso “Inno di Mameli”, dapprima considerato inadatto al regime monarchico di casa Savoia, poi diventato inno della Repubblica Italiana dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. E ancora di più Bella Ciao, la canzone antifascista per eccellenza, diventata poi l’inno del movimento partigiano. Questa canzone è diventata il simbolo della Resistenza perché un canto contro l’invasore e l’usurpatore della Patria.

Ma senza andare così indietro nel tempo, il che sarebbe anche abbastanza noioso, sia per chi scrive che per chi legge, basta focalizzarsi, per esempio, sul ferreo legame tra musica e politica nell’Italia iperpolitica degli Anni Sessanta e Settanta: la «musica andina» era di sinistra e quella «celtica» di destra. E anche negli Stati Uniti la canzone impegnata identifica la colonna sonora di quei decenni (e del rifiuto della guerra in Vietnam), tra Joan Baez e Bob Dylan, via via fino al rock “operaio” e “working class” di Bruce Springsteen. Ma anche il Regno Unito, naturalmente, dice la sua su politica e musica, dal Britpop prodotto da esportazione della Cool Britannia di Tony Blair, sino a Elton John campione dei diritti dei gay e delle unioni civili.

Il Novecento quindi è stato un secolo molto politicizzato nel campo musicale; tra gli altri, Bob Marley ha dedicato la propria musica al tema della lotta contro l’oppressione politica e razziale. Nelle sue canzoni è evidente l’invito all’unificazione di tutte le persone di colore come unico mezzo per raggiungere la libertà e l’uguaglianza. Che Bob Marley sia stato un musicista eccezionale è fuori d’ogni discussione e l’impegno politico, premiato tra l’altro con la medaglia della pace delle Nazioni Unite, è andato di pari passo con quello musicale.

Musica e politica – Bob Marley

 

Altro genio della musica ed indiscussa icona rock, è Bruce Spriengsteen, che oltre a manifestare lo sdegno contro la “sanguinosa follia” della guerra in Vietnam, con la canzone Roulette affrontò il controverso tema dell’incidente alla centrale nucleare di Three Mile Island (Pennsylvania), prendendo anche parte all’evento No Nukes nel settembre del 1979, quando si schierò in modo esplicito contro l’energia nucleare aderendo al collettivo Musicians United for Safe Energy. The Boss partecipò all’album collettivo Sun City, che conteneva anche la registrazione del singolo We are the World, contro l’apartheid in Sudafrica. Recentemente Bruce Springsteen con il brano That’s What Makes Us Great, si scaglia brutalmente contro la politica del presidente americano Donald Trump che ha definito “un truffatore”, senza mezze misure.


Musica e politica – Bruce Springsteen

 

Anche Norah Jones, non è esente dalla politicizzazione della sua musica: nell’ultimo singolo Flipside, ha voluto sottolineare l’importanza della protesta civile. Il brano è un riflesso della problematica riguardante le armi, gli attacchi terroristici e la tensione fra polizia e cittadini afro-americani.

Musica e politica – Nora Jones

 

Ancora, non si può non citare uno dei musicisti britannici più importanti ed influenti di tutti i tempi: Jhon Lennon. Lennon fu attivista politico e paladino del pacifismo. Imagine è per antonomasia l’inno al pacifismo, concepito come un messaggio per il mondo, un inno alla pace e all’uguaglianza. Non a caso, dopo l’attentato a Parigi, nel novembre 2015, in una delle piazze della città un musicista ha suonato e cantato proprio questa canzone.

Musica e politica – John Lennon

 

Ritornando in Patria, tra coloro che hanno fatto politica facendo musica, ricordiamo Giorgio Gaber. Gaber fu una testa pensante e critica della sinistra che aveva tradito il sogno rivoluzionario e la giustizia sociale che tanto predicava, e da intellettuale libero criticò pubblicamente l’involuzione della sinistra italiana. Nella sua carriera d’artista Giorgio Gaber (peraltro accusato di qualunquismo), amava concentrarsi sugli obiettivi “politici”, ma lo faceva come meglio – o peggio a seconda dei casi e dei gusti – non si sarebbe potuto. Si dichiarava un antidemocratico, anzi un nemico di questo tipo di democrazia, cioè di quella italiana. In Destra-sinistra si fa beffe delle contrapposizioni ideologiche oramai ridotte a cretinate del tipo: “la doccia è di sinistra e il bagno nella vasca è di destra” Aveva però dalla sua una capacità sconosciuta ai più: sapeva lagnarsi con eleganza provocando e bastonando tanto il potente quanto il cittadino comune quasi mai a suo modo di vedere del tutto innocente.

Musica e politica – Giorgio Gaber

 

Potremmo citare un’infinità di artisti, ma ci sono dei limiti da rispettare, sia di tempo che di spazio. Si spera di non aver offeso nessuno e di aver citato dei buoni esempi di lotta e/o contestazione ad equilibri politici che fanno storcere un po’ il naso. Speriamo anche di aver fatto in modo, nel nostro piccolo, di aver stimolato una riflessione su argomenti controversi, ma che è necessario affrontare.

Il 25 aprile si festeggia la liberazione dall’oppressione nazi-fascista, ma oggi abbiamo ancora qualcosa da festeggiare? Le guerre ci sono ancora, i dissidenti politici ci sono ancora, le guerre economiche sono sempre le stesse, le minoranze razziali subiscono ancora rappresaglie, anche nei paesi definiti civilizzati. Un mondo come quello descritto in Imagine, è ancora utopistico: oggi viviamo una distopia, senza forse neanche accorgercene. Ma il nostro impegno civile dovrebbe  sempre essere al centro del nostro vivere quotidiano e possiamo manifestarlo, perché no?, anche  ascoltando le canzoni di chi ha saputo e sa ispirarci ancora oggi.

Ascolta qui la Playlist di Rockin’ Donust!

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Ilaria D'Alessandro

Written by Ilaria D'Alessandro

Capelli ricci, rossetto e mascara sono il suo tratto distintivo. Per lei il cinema, un piacere che si concede ogni volta che può, è un modo per evadere dalla realtà ed immergersi in mondi nuovi. La musica, fedele compagna delle sue giornate, fa da sottofondo quando lavora, ma spesso si lascia trascinare dal sound e finisce col dimenticare ciò che stava facendo!

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