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Power of Live: l’esperienza della musica live è più forte del sesso e dei videogame

La scienza viene finalmente in soccorso a tutti coloro, che come me, almeno una volta si sono sentiti dare del pazzo perché hanno la tendenza a macinare kilometri, “bruciare” denaro e soffrire al freddo invernale o al caldo torrido estivo per non perdersi nemmeno un istante di quel concerto che sarà sempre in qualche modo imperdibile.

Power of Live - Ricerca - RockinDonuts

La scienza viene finalmente in soccorso a tutti coloro, che come me, almeno una volta si sono sentiti dare del pazzo perché hanno la tendenza a macinare kilometri, “bruciare” denaro e soffrire al freddo invernale o al caldo torrido estivo per non perdersi nemmeno un istante di quel concerto che sarà sempre in qualche modo imperdibile.

Il 26 settembre scorso Live Nation, azienda leader nel campo dell’intrattenimento live, in collaborazione con l’agenzia Culture Coop, ha pubblicato uno studio sul Potere del Live prendendo in esame a livello globale i trend e i comportamenti di oltre 22500 consumatori di 11 Paesi, di età compresa fra i 13 e i 65 anni. La ricerca rivela che nell’era del digitale e delle esperienze “virtuali” la musica live è necessaria e più vitale che mai, anche in ragione del fatto che grazie a questa esperienza si instaurano relazioni umane che hanno il valore aggiunto di esser rappresentative di un momento di gioia e momenti condivisi.

Connettersi alle persone non è mai stato così facile come ora grazie alla tecnologia, ma contrariamente è difficilissimo creare delle relazioni. Dallo studio emerge che durante un concerto quasi il 70% dei partecipanti mostra una significativa sincronizzazione nei movimenti del corpo, che ha l’effetto di stimolare l’ossitocina, l’ormone che facilita i legami e le interazioni fra esseri umani. Questo stimolo permane nell’individuo dopo che il livello del loro buonumore è aumentato di 5 volte rispetto a prima dello show.

Adesso ditemi che non vi siete mai ritrovati a cantare a squarciagola durante un live, che sia in un pub o ad un grande evento, e ridere, gioire o anche litigare con altri compagni d’avventura?  E ditemi che quell’immagine non è rimasta nitida nei vostri ricordi?

È emerso, infatti, che la musica live provoca emozioni più intense rispetto alla musica ascoltata in streaming e più alti valori rispetto al sesso.

Alla richiesta di riflettere su una recente esperienza avuta ad un concerto e classificare l’intensità del loro coinvolgimento emotivo, il 78% degli intervistati ha risposto di provare emozioni fortissime. Altri avvenimenti o esperienze digitali non si sono rivelate all’altezza a livello emotivo: gli intervistati dichiarano di provare emozioni meno forti ascoltando la musica in streaming (-27%) o giocando ai video game (-31%) e di apprezzare di più la musica live rispetto al sesso del 10%. Il trend, dunque, dimostra che ora più che mai le persone desiderano godere di esperienze reali nel corso della propria vita e di essere stufi di quelle virtuali e digitali.

Il 71% dei partecipanti si trova concorde nell’affermare che i momenti che li fanno sentire più “vivi” sono quelli passati ai concerti. Basti pensare che se in questo momento vi trovate a leggere quest’articolo su Rockin’ Donuts, è proprio grazia ad un’idea nata durante una jam session in un Irish pub in cui io e la mia socia ci ritroviamo spesso per godere di un’ottima birra fresca e la compagnia di tanta buona musica live.

È interessante il dato che afferma che l’intensità delle emozioni provate durante un live apre la mente a nuove idee: il 67% del pubblico globale racconta che più si sente coinvolto emotivamente, più è aperto a nuove idee. Il 90% di loro racconta che i brand sono i benvenuti all’interno delle varie manifestazioni solo se trovano una maniera autentica di accrescere e migliorare la loro esperienza.

Altro elemento interessante emerso dalla ricerca è che nel mondo di oggi, dilaniato dalle divisioni e dalle fratture, la musica live è divenuta sempre più una forza unificatrice.

Tante volte mi è capitato di pensare come la musica potrebbe porre fine ai numerosi conflitti che macchiano la nostra società. Discriminazioni razziali, di genere, politica, o per l’orientamento sessuale vengono spesso messi da parte davanti alla dea musica.

Infatti, alla domanda su cosa li definisca meglio come individui i partecipanti hanno risposto che la musica definisce la loro identità più della loro stessa città natale, politica, razza o religione. Le uniche cose più importanti della musica sono gli amici, la famiglia e i ricordi.

La domanda per la musica live è altissima. Lo studio riporta che 2/3 degli appartenenti alla generazione X, Y e Z (di età compresa fra i 13 e i 49 anni) vanno almeno una volta ad un concerto o ad un festival durante l’anno, anche più volte nell’arco dei 12 mesi. Il 72% della generazione Z/Millennials hanno guidato per oltre 100 km per vedere un concerto.

I dati emersi da questa ricerca però non tengono conto della cosiddetta “soggettività biomediatica” che determina la nostra reputazione online attraverso le relazioni e le interazioni basate sui numeri di followers e sui like, alimentando quindi il forte bisogno di apparire, dando vita al così detto “voyerismo autorizzato”. Viene a mancare quindi il concetto stesso di live experience, dal momento in cui in platea ad alzarsi in cielo non sono più le mani che si muovono a tempo di musica o gli accendini, ma una massa infinita di smartphone e addirittura tablet tra cui destreggiarsi per cercare di vedere il palco.

Ma noi abbiamo fede, la musica live è l’antidoto.

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Estroversa e sorridente, ha una vera passione per la musica che ascolta in ogni momento della giornata, spaziando tra i generi più diversi. Collezionista seriale di strumenti musicali, è innamorata della sua nuova chitarra, che strimpella non appena ha un momento libero. Adora andare al cinema e affronta la visione di ogni film con la giusta dose di pop corn!

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