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I T-Wins, i gemelli italiani dell’hip-hop

T-Wins - Hip hop - Rockin' Donuts

Avere la possibilità di gestire un webzine di musica e cinema, dà l’impagabile privilegio di conoscere nuove persone che, mosse e travolte dalla loro passione di cui non possono fare a meno, soccombono ad essa, dedicandosi anima e corpo.

È il caso dei T-Wins, duo torinese, che vuole fare della passione per la musica il proprio lavoro.

Il nome “T-Wins” ha molteplici significati; deriva infatti dal legame di sangue che unisce i due artisti (in inglese twins significa gemelli), la “T” invece sta ad indicare l’iniziale di Torino, la città che ha cresciuto ed influenzato musicalmente i due giovani ed infine “Wins” sta invece per vincere, in ogni contesto e specialmente nel campo dell’ hip-hop in cui la competizione è un fattore rilevante e loro, appunto, non hanno intenzione solamente di partecipare.

T-Wins – Hip hop – Rockin’ Donuts

I T-Wins ispirandosi a generi che spaziano dall’hip-hop di matrice americana a quello nostrano, fino al rap, sperimentano mix musicali di nuova matrice.

Alex e Nicolas, classe 1993, hanno cominciato la loro avventura musicale nel 2013, quando insieme al produttore e beatmaker Spikeseven lavorano al primo singolo “American Dream”, che verrà pubblicato a giungo dello stesso anno su YouTube e sui social network.

Meno di un mese fa è uscito Sunset, il secondo singolo estratto da Deja Vu, il loro primo disco ufficiale.

Per conoscere meglio la musica del duo torinese ho chiacchierato con Alex in un’intervista che, per “motivi geografici”, è avvenuta telefonicamente.

Tu e Nicolas date vita ai T-Wins nel 2010. Cosa vi ha spinto a creare il vostro duo?

«Ci ha spinto la passione per la musica, quella rap e hip-hop in particolare»

Lavorare con il proprio fratello ha tra gli altri il vantaggio di poter creare una commistione unica. Che tipo di scambio avviene nel creare la vostra musica? Cosa apporta l’uno all’altro?

«Uniamo le forze per creare qualcosa di unico insieme. Io lavoro un po’ di più sui testi, Nicolas sulle melodie. Amalgamiamo e fondiamo le cose per creare qualcosa  di particolare. Da due teste nasce qualcosa in più invece che da una sola»

Back on black è un ep del 2014, mentre nel 2017 esce Deja Vu. Qual è la differenza sostanziale fra l’ep e questo disco?

«L’Ep era un bel po’ di anni fa, ed era il nostro primo progetto ed era ancora un po’ immaturo sotto alcuni aspetti, ma è stata un’esperienza che ci è servita per affinare le nostre capacità. Invece Deja Vu è un prodotto più completo, più studiato: abbiamo migliorate le nostre potenzialità, studiato la musica, ricercato i testi e le melodie ed è uscito un lavoro più concreto e spendibile nel panorama musicale»

Spikeseven, il produttore/beatmaker che vi ha aiutato negli inizi della vostra carriera musicale, continua ad aiutarvi a tirar fuori la vostra musica?

«Certo, lui è sempre il nostro producer, il nostro beatmaker e decidiamo con lui i pezzi da fare. Noi gli diciamo che tipo di pezzo ci piacerebbe fare, gli descriviamo il genere,  le melodie e cosa vorremmo esprimere e lui ci aiuta a metterlo sottoforma di musica»

Tra l’ep e il disco c’è un periodo di inattività. Come mai vi siete fermati?

«Appena è finito l’Ep abbiamo subito comunicato a lavorare al disco, ci lavoriamo da tre anni ormai. Nel frattempo c’è stata l’uscita di qualche singolo “a sè stante”, che però non verrà pubblicato nel disco. C’è stato anche un anno in cui siamo stati proprio fermi perché non riuscivamo a “trovare la quadra”, non ci piaceva il suono, non ci piacevano le voci, abbiamo avuto un po’ il “blocco dello scrittore”, ci siamo fermati anche con i testi. Poi alla fine siamo riusciti a far quadrare il tutto e in pochi mesi abbiamo chiuso il disco»

Raccontami di Deja Vu. Qual è il filo conduttore delle varie canzoni, che storia racconta questo disco?

«Il ritornello di Deja Vu, che è anche la title track del disco, recita “suona la sveglia alle 6:30 sembra un dejavù ma non è un dejavù”. Racconta un po’ la routine di tutti i giorni: svegliarsi alle 6:30, andare a lavorare, senza mai uscire dagli schemi. Con questo disco cerchiamo di sconfiggere la routine, rompere gli schemi e sperare di fare di questa musica un lavoro»

Sunset è un brano al quale voi siete molto legati. Come mai?

«Forse perché è uno dei primi pezzi ad esser scritto e risale addirittura a due o tre anni fa, anche se poi è stato registrato in seguito. È stato registrato più volte e riadattato perché dopo un po’ ci siamo accorti che il pezzo andava modernizzato, perché nel frattempo era passato molto tempo dalla prima registrazione. È il pezzo al quale siamo più legati perché proprio a livello di sound è anche il più completo: ci sono le batterie suonate live, ci sono le chitarre suonate live, è un po’ più cantato. Abbiamo fatto anche un upgrade proprio a livello musicale e anche per il testo è il pezzo che ci appartiene di più»

Qual è l’artista e il genere che vi ha maggiormente influenzato nel processo di creazione musicale?

«Tutta quella che è la scena americana. Come artisti ci influenzano Drake, Post Malone, Martin Next Door e tanti altri. C’è molta ricerca. In tre anni abbiamo ascoltato di tutto, abbiamo avuto tempo per studiare e abbiamo cercato di fare qualcosa di unico che non si ricollegasse a nessun artista, non vogliamo “imitare”.  Però comunque la musica nasce ascoltando, quindi abbiamo imparato molto da altri artisti»

I T-wins dove vogliono arrivare? Cosa vogliono trasmettere al proprio pubblico?

«Vogliamo trasmettere quello che siamo noi, la voglia di rivalsa, quella di raggiungere i propri obiettivi. Vogliamo trasmettere ciò che cerchiamo noi stessi nella musica»

Se tu dovessi scegliere un’altra traccia per te significativa dell’album, quale sarebbe?

«Lo sono un po’ tutte, è dura scegliere. Forse Daytona perché è una delle più rappresentative a livello di testo, parla del tempo e ormai la nostra vista è sempre di corsa al 100 %. Il tempo è stato significativo anche per l’uscita del disco. Insomma è dura stare dietro al tempo, 24 ore sono davvero poche. Lavorando rimane davvero poco tempo per fare musica. Poi il processo di rinnovamento della musica non si ferma e magari la nostra musica diventa vecchia ed è dura stare dietro a tutto questo»

Quali saranno i progetti futuri?

«Adesso stiamo cercando di stoppare un attimo la creazione del disco e di lavorare solamente ai singoli. Abbiamo un singolo già pronto che uscirà a settembre e vogliamo far uscire un singolo al mese. Non vogliamo proprio più fermarci, siamo stati troppo tempo fermi e adesso bisogna buttare fuori un bel po’ di roba»

Quindi l’obiettivo è quello di fare della musica il vostro lavoro?

«Sarebbe bello. L’obiettivo è quello»

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Capelli ricci, rossetto e mascara sono il suo tratto distintivo. Per lei il cinema, un piacere che si concede ogni volta che può, è un modo per evadere dalla realtà ed immergersi in mondi nuovi. La musica, fedele compagna delle sue giornate, fa da sottofondo quando lavora, ma spesso si lascia trascinare dal sound e finisce col dimenticare ciò che stava facendo!

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