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Rockin’ Troubadour: Pink Floyd – how I wish you were here

I Pink Floyd di tempo ne hanno avuto e l’hanno sfruttato per incidere a caratteri cubitali il loro nome nella storia della musica.

Pink Floyd - Rockin' Troubadour - Rockin' Donuts

“Wish you were here” è forse la più famosa canzone dei Pink Floyd, il cui titolo si traduce in italiano con “come vorrei che tu fossi qui”. Chi non ha mai pensato una frase simile in momenti difficili?

Potrebbe essere rivolta a una persona amata, un amico o un familiare, ma potremmo anche adattarla al mondo della musica, quando riascoltando una canzone di immensi artisti purtroppo scomparsi prematuramente – potrei citare i miei preferiti Jim Morrison, Kurt Cobain, Jeff Buckley – viene automatico chiedersi quanti altri capolavori avrebbero creato se avessero avuto più tempo.

I Pink Floyd di tempo ne hanno avuto e l’hanno sfruttato per incidere a caratteri cubitali il loro nome nella storia della musica, spezzando il tempo e creando una linea che separa il prima e il dopo la loro comparsa sulle scene. Per dare un’idea del successo avuto da questa band britannica, è stato stimato nel 2008 che siano riusciti a vendere circa 250 milioni di dischi in tutto il mondo.

I Pink Floyd si unirono nel 1965 a Londra, inizialmente con il nome di Tea Set, e ne fecero parte il cantante Syd Barrett, il bassista Roger Waters, il batterista Nicholas Mason e il tastierista Richard Wright. Dopo aver scoperto di non poter utilizzare quel nome, Barret propose “The Pink Floyd sound”, da presto divenne Pink Floyd. E nel 1967 entrò nel gruppo anche David Gilmour, che prese il posto di un Barrett sempre più dipendente dalle droghe.

Il genere da cui i Pink partirono era il rock psichedelico, maturando nel tempo e approdando al rock progressivo.

L’album di debutto è “The Piper at the Gates of Dawn” (1967). Secondo il parere dei critici questo lavoro gettò le basi per la nascita dell’Indie rock e del Punk rock. Fu l’unico album della band a cui prese pienamente parte Barrett, un album di cui i testi affrontano temi fantascientifici e fiabeschi.

Con “A Saucerful of Secrets” (1968) si concretizzò l’allontanamento di Barrett e la sostituzione definitiva con Gilmour. L’ex frontman iniziò ad accusare problemi psichiatrici, probabilmente causati dall’eccessivo consumo di droghe, che rallentarono notevolmente le sessioni di registrazioni.

Il terzo album, “Soundtrack from the Film More” (1969), fu creato su richiesta di Barbet Schroeder, che commissionò ai Pink Floyd la creazione della colonna sonora per il suo film “More”. Nello stesso anno pubblicarono anche “Ummagumma”, ritenuto dalla critica come uno dei capolavori della band, ma criticato aspramente da tutti i membri del gruppo.

Nel 1970 avvenne la svolta che orientò i Pink Floyd verso il rock progressivo con la pubblicazione del quinto album “Atom Heart Mother”. In copertina c’è una mucca che pascola in un prato, immagine che è rimasta celebre nella storia del rock, tanto fu grande il successo dell’album. Ma anche questo lavoro non riuscì a soddisfare i membri della band. Stanley Kubrik chiese di poter usare le melodie di quest’album per il suo film Arancia Meccanica, ma il consenso gli venne negato. Nel 1971 uscì Meddle, in cui i Pink Floyd, come spesso aveva già fatto in passato, si divertirono a sperimentare diversi tipi di sound.

Pink Floyd – Rockin’ Troubadour

“The Dark Side of the Moon” (1973) riuscì a vendere 45 milioni di copie diventando il terzo album più venduto di sempre e portando per la prima volta i Pink Floyd al primo posto nelle classifiche statunitensi.

“Wish You Were Here” uscì due anni più tardi riuscendo a vendere 22 milioni di copie, è stato definito come l’album preferito da Wright e Gilmour.  Ne fa parte l’omonimo singolo:

So, so you think you can tell
Heaven from Hell,
blue skies from pain
Can you tell a green field
from a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?

Il brano si apre con una serie di domande sul riuscire a distinguere davvero il bene e il male.

And did they get you to trade
your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange
a walk on part in the war
for a lead role in a cage?

E queste domande continuano nella seconda strofa, in cui il protagonista sembra dire al suo interlocutore, che inizialmente aveva detto di saper distinguere “il paradiso dall’inferno”, che è stato ingannato.

How I wish,
how I wish you were here.
We’re just two lost souls
swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground.
What have we found?
The same old fears,
Wish you were here.

La canzone, molto breve, si conclude così. Il testo è molto criptico, difficile da interpretare. Sono presenti numerosi riferimenti a Barrett, ma l’episodio che ha ispirato la creazione del testo fu la morte della nonna di Roger Waters, come spiegò lui stesso:

L’ho scritta in seguito alla morte di mia nonna. Aveva passato l’ultimo anno della sua vita a casa di mia madre e quando andavo a trovarla mi guardava con un’espressione molto sofferente e diceva ‘Robert!’. Robert era suo marito, morto da oltre vent’anni.

“Animals” (1977) riprende l’opera di George Orwell “La fattoria degli animali” ed è l’album più impegnato dei Pink Floyd dal punto di vista politico e sociale.

Nel 1978 la band fu costretta a lasciare il Regno Unito per problemi legali. Durante quest’anno i membri del gruppo si dedicarono a progetti solisti e quando tornarono insieme diedero vita a “The Wall” (1979), classificato all’87° posto nella classifica dei 500 migliori album stilata da Rolling Stone. Il tema affrontato è quello della solitudine e del muro che impedisce la comunicazione, da qui il titolo dell’album. Il modello sembrerebbe essere un’altra opera di George Orwell: 1984. Contiene infatti riferimenti ai totalitarismi che hanno dominato in Europa negli anni 30-40. L’opera segue un percorso narrativo che alla fine porta alla caduta del muro e quindi a un segnale di speranza. Per la creazione del protagonista Waters ha ripreso vicende personali a cui ha sovrapposto anche la figura dell’indimenticato amico Barrett.

Non sappiamo con certezza se prima o dopo la pubblicazione dell’album, ma Waters allontanò Wright dai Pink Floyd, a causa della sua dipendenza dalla cocaina. Nel libro di Mason Inside Out – la prima autobiografia dei Pink Floyd, l’autore spiega che questa decisione fu presa dopo il rifiuto di Wright di interrompere le sue vacanze in anticipo.

Il leader della band ormai era Waters e questo risultò evidente anche nella creazione di “The Final Cut” (1983). Proprio in questo periodo Waters decise di abbandonare il gruppo, perdendo la battaglia legale con Mason e Gilmour per i diritti sul nome Pink Floyd.

Waters era stato l’autore della maggior parte dei testi, perciò i membri rimasti dei Pink Floyd, per la creazione di “A Momentary Lapse of Reason” (1987) furono costretti a chiedere l’aiuto di autori esterni alla band. Uscito di scena il leader del gruppo, che doveva avere un bel caratterino se consideriamo che Mason ha paragonato il suo ritiro dai Pink Floyd alla morte di Stalin, Wright poté fare ritorno. Il leader divenne Gilmour, che creò la maggior parte dei testi di quest’album.

Passarono sette lunghi anni prima che i Pink Floyd pubblicassero il nuovo album: “The Division Bell” (1994). Il tema centrale di questo lavoro è l’incomunicabilità tra gli individui, ispirato a Gilmour dal divorzio che aveva appena affrontato dopo un lungo matrimonio e dalla delusione verso l’ex amico Roger Waters, a cui sono indirizzate alcune battute. E sempre presente rimase il ricordo di Barrett. Quest’album possiamo definirlo “corale”, perché tutti i membri ebbero l’occasione di sfoggiare il proprio talento e la propria creatività e di contribuire alla creazione del prodotto finale.

Di frontman egocentrici, che tendono a ritenersi superiori anche agli stessi compagni, la storia della musica ci fornisce molti esempi – mi ritorna in mente il caso di Axle Rose – e Waters è uno di questi. Dopo il tour promozionale dell’album i Pink Floyd si sciolsero di comune accordo

Per il quindicesimo ed ultimo album in studio dei Pink Floyd, “The Endless River” (2014), i fan hanno dovuto attendere ben venti anni. L’album fu pubblicato dopo la morte di Wright, deceduto nel 2008 a causa del cancro. Durante l’inattività della band il tastierista aveva aiutato Gilmour nella creazione del suo album solista On an Island (2006), perciò l’amico scelse di omaggiarne la memoria in questo modo.

Durante tutti questi anni i fan avevano sognato una reunion della band, che avvenne in occasione del Live8, il 2 luglio 2005. Questa fu l’ultima volta in cui la storica formazione dei Pink Floyd si esibì. Gilmour, Mason e Wright, invece, si esibirono insieme durante il tour promozionale di On an Island. Nel concerto in memoria di Barrett (2007), a cui i quattro musicisti erano presenti, Waters scelse di esibirsi senza i Pink Floyd, infrangendo i sogni di quanti avevano sperato che quella potesse essere l’occasione giusta per vedere ancora la band al completo per un’ultima notte.


Pink Floyd – Rockin’ Troubadour

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Written by Enrico Roca

Enrico Roca

Capelli lunghi, barba e occhi chiari. Parlo poco, cerco di ascoltare molto. Amante di letteratura, la scrittura è la mia passione, ho pubblicato due romanzi e molte poesie. Appassionato di musica di ogni genere, in particolare il rock, i miei artisti preferiti sono Jim Morrison, Bon Jovi e James Blunt.

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