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Rockin’ Troubadour: Bryan Adams – L’orgoglio del Canada

Bryan è quel tipo d’artista capace di toccare il cuore del suo pubblico.

Bryan Adams - Rockin' Troubadour - Rockin' Donuts

Bryan Adams è considerato uno degli artisti canadesi di maggior successo. Musicista e fotografo pluripremiato, ha dimostrato di saper adattare il suo talento a molteplici contesti.

Bryan iniziò a suonare la chitarra a dieci anni, un talento precoce così come Kurt Cobain con cui condivide anche il disprezzo per la fama, e cinque anni dopo il pianoforte. A quindici anni forma la sua prima band a cui diede il nome Shock. Ma la prima svolta nella sua carriera arrivò nel 1978 grazie all’incontro con Jim Vallance, ex bassista dei Prism, e nello stesso anno ottenne il primo contratto discografico.

Nel 1980 uscì il primo album che venne intitolato con il nome dell’artista, come spesso accaduto nella storia della musica. Anche se non riuscì a fargli guadagnare il successo, questo primo lavoro iniziò a metterlo in mostra e far percepire le sue potenzialità. Già con il secondo album, “You Want It You Got It” (1981), Bryan iniziò a ritagliarsi un posto importante nelle classifiche statunitensi e canadesi. Dovrà aspettare ancora due anni per prendersi il primo posto, grazie al suo terzo album in studio “Cuts Like a Knife”. Ora Bryan si stava affermando nel nord America, ma fu con il quarto album Reckleess che si fece conoscere anche nel resto del mondo. Ne fa parte “Heaven”, conosciuto come uno dei singoli di maggior successo dell’artista.

Baby you’re all that I want

When you’re lyin’ here in my arms

I’m findin’ it hard to believe

We’re in heaven

Una canzone d’amore in cui il protagonista è così felice da credere di essere in paradiso… Una tipologia di testo a cui non siamo abituati e forse per questo motivo, nella sua semplicità, ci sorprende.

Bryan Adams – Rockin’ Troubadour – Rockin’ Donuts

Il quinto album, “Into the fire” (1987), chiuse una fase della carriera di Bryan in cui il suo genere poteva essere definito “Hard Rock”. Pur non riuscendo a confermarsi al primo posto nelle classifiche, ad esempio in Canada fu al secondo posto, si rivelò un grande successo commerciale vendendo circa 4 milioni di copie.

L’anno successivo, durante un concerto di beneficenza, Bryan Adams ebbe l’opportunità di esibirsi in un duetto con un giovane artista che aveva da poco iniziato a scrivere la storia della musica: Jon Bon Jovi.

Il sesto album, “Waking Up the Neighbours”, fu pubblicato nel 1991 e riuscì a vendere 16 milioni di copie. Ne fa parte quello che è ritenuto il vero capolavoro di Bryan: “(Everything I Do) I Do It for You”.

Look into my eyes
You will see
What you mean to me
Search your heart
Search your soul
And when you find me there, you’ll search no more

Questa è la prima strofa, praticamente quello che ogni innamorato vorrebbe dire.

Don’t tell me it’s not worth tryin’ for
You can’t tell me it’s not worth dyin’ for
You know it’s true
Everything I do
I do it for you

Il ritornello esprime il vero spirito dell’amore, “tutto ciò che faccio lo faccio per te”, perché l’essenza stessa dell’amore è il sacrificio, come ci ricorda Bryan nella prossima strofa:

Look into your heart
You will find
There’s nothin’ there to hide
Take me as I am
Take my life
I would give it all, I would sacrifice

Una dichiarazione d’amore davvero poetica, un testo a cui bisognerebbe ispirarsi nella vita reale.

There’s no love
Like your love
And no other
Could give more love
There’s nowhere
Unless you’re there
All the time
All the way

E nell’ultima strofa della canzone il concetto è ancora più chiaro, non vorrebbe nessun altro amore se non quello di questa donna. Potremmo parafrasare due dei testi più importanti di Bryan e dire che per poter vivere l’amore di cui ci parla in “Heaven” prima dobbiamo passare attraverso il sacrificio di “(Everything I Do) I Do It for You”.


Bryan Adams – Rockin’ Troubadour – Rockin’ Donuts

Un’altra canzone d’amore che ha contribuito al successo di Bryan Adams è “Please forgive me”.

So if you’re feelin’ lonely don’t – you’re the only one I ever want

I only wanna make it good – so if I love ya a little more than I should

 

Please forgive me – I know not what I do

Please forgive me – I can’t stop lovin’ you

Don’t deny me – this pain I’m going through

Please forgive me – if I need ya like I do

Please believe me – every word I say is true

Please forgive me – I can’t stop lovin’ you

A differenza dei testi citati precedentemente questo parla di un amore finito, con un protagonista che implora la donna amata di perdonarlo perché non può smettere di amarla. È un testo che varrebbe la pena ascoltare, ci parla di ricordi, di sofferenza e infine di speranza. Quest’ennesimo capolavoro è la dimostrazione che Bryan è quel tipo d’artista capace di toccare il cuore del suo pubblico.

I due album successivi, “18 til I Die” (1996) e “On a Day Like Today” (1998), non riuscirono ad avvicinarsi al successo del precedente.

Nel 2002 collaborò con Hans Zimmer alla creazione delle colonne sonore per il film Spirit: Stallion of the Cimarron.

Nemmeno con l’album “Room Service” del 2004 Bryan riuscì ad eguagliare i numeri di “Waking Up the Neighboursm” infatti arrivò a vendere circa 3 milioni di copie. Ma il peggior album fu “11” (2008), che non raggiunse il milione di copie vendute. “Tracks of My Years” (2014) si piazzò alla prima posizione nella classifica canadese ed era un album di cover. Il tredicesimo ed attualmente ultimo album in studio di Bryan Adams è “Get up!”, ma è stato un insuccesso. Parlandone l’artista ha dichiarato: «è una sensazione spensierata di questo album e per molti versi è l’album che vorrei fossi stato in grado di fare 25 anni fa».

Il tempo spesso è un nemico e lo è anche per gli artisti. Gli anni passano, le generazioni e quindi le esigenze dei fan cambiano e non tutti gli artisti riescono a restare sulla cresta dell’onda. Bryan ha dimostrato il suo talento e ha vissuto i suoi maggiori momenti di gloria negli anni Ottanta-Novanta, però, pur non essendo riuscito a restare al top nel nuovo millennio, è sicuramente parte di quel club di artisti che hanno contribuito a scrivere la storia della musica rock.

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Written by Enrico Roca

Enrico Roca

Capelli lunghi, barba e occhi chiari. Parlo poco, cerco di ascoltare molto. Amante di letteratura, la scrittura è la mia passione, ho pubblicato due romanzi e molte poesie. Appassionato di musica di ogni genere, in particolare il rock, i miei artisti preferiti sono Jim Morrison, Bon Jovi e James Blunt.

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