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Chiamami col tuo nome di Guadagnino – la recensione

Il film ha ottenuto 4 candidature a Premi Oscar e 2 candidature a Golden Globes. Chiamami col tuo nome è 4° in classifica al Box Office.

Chiamami col tuo nome - Guadagnino - Recensione

Chiamami col tuo nome racconta la storia del diciassettenne Elio Timothée Chalamet, un musicista più colto e sensibile dei suoi coetanei, che ogni estate trascorre le vacanze nella villa di famiglia. Il padre, un professore universitario, come ogni anno ospita uno studente straniero per lavorare alla sua tesi di post dottorato. L’arrivo di Oliver (Armie Hammer), ventiquattrenne statunitense, per la sua bellezza e i modi disinvolti sconvolge la vita di Elio. Tra lunghe passeggiate, nuotate e discussioni, tra i due giovani nasce un desiderio travolgente e irrefrenabile.

Chiamami col tuo nome – Elio e Oliver

 

Chiamami col tuo nome è tratto dal libro omonimo di André AcimanIl film rende piuttosto bene il libro ma, naturalmente, chi ha letto il libro è a conoscenza di alcuni particolari che lo spettatore dovrà cogliere fra le parole e i gesti dei protagonisti.

André Aciman fa un piccolo cameo insieme al produttore Peter Spears, che compaiono nei ruoli di Mounir e Isaac, una coppia gay che partecipa ad una cena a casa dei genitori di Elio.

Il film rappresenta efficacemente i dubbi di un adolescente alla scoperta della sua sessualità. Elio non è ancora ben consapevole di cosa gli piaccia, di quali sentimenti possa provare per Oliver o Marzia, l’ “amica dell’estate” e il giovane attraversa tutti gli step fino a giungere alla propria consapevolezza. È un film d’amore, ma anche di anche di crescita emotiva e psicologica.

Che un film racconti la storia d’amore fra due uomini, ormai non sconvolge più nessuno, e c’è da apprezzare che Chiamami col tuo nome non vuole ambire ad un’ “alta morale”, è la semplice – ma per niente banale – storia d’amore fra due persone.

Guadagnino, durante la conferenza stampa a Berlino, ci ha tenuto a precisare che  «Questo è un film per famiglie, mi piace pensare che sia un film volto alla trasmissione della conoscenza. Di conseguenza abbiamo mostrato sullo schermo solo ciò che volevamo mostrare. Il genere in cui ho incapsulato questo film non richiede certo di mostrare organi nudi, ciò che volevo mettere in scena era l’intimità tra due persone, quindi ho lavorato sulla chimica tra i miei protagonisti». La precisazione di Guadagnino non è fine a se stessa, poiché qualcuno potrebbe soffermarsi sull’esplicita e “scandalosa” scena della pesca, ad esempio, ma ciò che davvero ha valore in questo film è altro. È il discorso che il padre fa ad Elio dopo che Oliver è partito, i rumori, i suoni che ne intessono la trama trasformandosi nella partitura che il giovane Elio cerca di trascrivere sulle prime righe del pentagramma del sentimento amoroso.


Chiamami col tuo nome – Elio e Oliver

 

Il finale che si prolunga sui titoli di coda ha tanto valore quanto tutto il film: in quei tre minuti, in cui scorrono tutti i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film, comprese le note di regia e la macchina da 35 mm con cui è stato girato il film – precisazioni che io ho gradito non poco -, Timothée Chalamet dimostra il suo talento, nonostante la sua giovanissima età. In quei minuti l’attore è espressivo, comunicativo, intenso. Catartico.

Le musiche accompagnano il film, segnandone i punti salienti: Sufjan Stevens, cantautore e musicista statunitense, nonostante questa sia la sua prima esperienza con le colonne sonore del film, ha fatto un ottimo lavoro, tanto che Mystery of Love ha ricevuto la candidatura all’oscar come miglior canzone.

Nonostante la durata di 2 ore e 20 minuti, il film nel complesso risulta godibile: la regia è dinamica e rende perfettamente lo stato d’animo dei protagonisti, veloce o  lenta quando necessario. Alcune pause potrebbero risultare un po’ lunghe, ma erano ben architettate, poiché i dialoghi vivaci e efficaci sopperivano alla momentanea lentezza del film. È proprio grazie al dinamismo del film stesso che lo spettatore non perde interesse rimanendo incollato allo schermo.

In Chiamami col tuo nome Guadagnino omaggia  Renoir, Rohmer, Bertolucci, i maestri che ama, riuscendo però ad andare oltre la loro lezione, grazie a uno stile e a una ricerca totalmente personali.

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Capelli ricci, rossetto e mascara sono il suo tratto distintivo. Per lei il cinema, un piacere che si concede ogni volta che può, è un modo per evadere dalla realtà ed immergersi in mondi nuovi. La musica, fedele compagna delle sue giornate, fa da sottofondo quando lavora, ma spesso si lascia trascinare dal sound e finisce col dimenticare ciò che stava facendo!

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