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“Dammi il La” all’International Jazz Day di Pozzuoli

Il coro "Dammi il La"

Il 30 aprile, in una soleggiatissima Pozzuoli si è svolto l’International Jazz Day. In questa giornata interamente dedicata alla musica, si sono alternati sulla Cassa Armonica di Piazza della Repubblica, più di 100 artisti che hanno suonato le proprie canzoni o classici jazz diffondendo in tutta la città un’aria di allegria e di festa. L’iniziativa, che gode del patrocino dell’Unesco e del  Thelonius Monk Institute of Jazz, ha lo scopo di far comprendere che la vicinanza tra i popoli è fondamentale e che la si può ottenere anche e soprattutto grazie alla musica e alla sua capacità di coinvolgere ed emozionare le persone.

International Jazz Day @ Pozzuoli
International Jazz Day @ Pozzuoli

In questa sede abbiamo incontrato il maestro Luigi Biondi, maestro e fondatore del coro “Dammi il Là” che ci ha fatto sognare con la personalissima rivisitazione di alcuni brani in chiave jazz. Il coro Dammi il La è molto eterogeneo, poiché composto da persone dai 4 ai 40 anni, tra di loro erano presenti alla manifestazione: Chiara D’Alessandro, Marco Barletta, Valentina Vicidomini, Paola Cardito, Giusy Felaco, Raffaele Biondi, Alessia Carnevale, Lorenza Varchetta, Giuseppe Di Martino, Fabio Ruggiero, Ivonne Sari, Marco Amalfi, Vincenzo Anaclerio, Cristiana Maddaluno, Giacomo Valle, Vincenzo Ricciardi. Tutto in loro era jazz, anche il loro abbigliamento!

Luigi, il tuo coro Dammi il La ha persone di età molto diverse. Come “gestisci” questo range d’età così ampio?

«Questo è un coro composto da persone che vanno dai 4 ai 40 anni e, a dire il vero, è molto più semplice lavorare con i più piccoli che con i grandi, perché i piccoli imparano prima e, paradossalmente, fanno meno “capricci” dei ragazzi più grandi. Lavoro in sezioni separate, ossia divido il gruppo dei piccoli da quello dei grandi e in manifestazioni di questo genere li unisco per farli cantare insieme, ma prima lavoro separatamente».

Quale genere musicale prediligete?

«La scelta del repertorio non è casuale, ci proponiamo innanzitutto di utilizzare brani d’antan, come ad esempio Calypso Melody di Johnny Dorelli, andando quindi a ripescare dei brani un po’ finiti nel dimenticatoio. Stiamo notando con piacere che questo brano riscuote molto successo. Riarrangiamo i brani in chiave jazz, facendo dei mash-up di canzoni italiane ed inglesi. Vogliamo creare qualcosa di nuovo e di diverso».

Chi sceglie le canzoni?

«Scelgo io le canzoni da cantare, ma mi fa piacere che ognuno di loro possa suggerire il brano che più gli piace, in modo da poter arricchire il repertorio di tutto il coro».

Noto che durante i live rendi molto partecipe il pubblico…

«Io chiamo questo coro un “coro interattivo”. La musica deve essere prima di tutto veicolo di messaggi condivisi. Non ci mettiamo su di un piedistallo rendendo il pubblico uno spettatore passivo, la musica deve essere unione ed armonia. Riuscire ad armonizzare anche con il pubblico, quella si che è una vittoria!».

Quindi la musica diventa un momento di condivisione…

«Esatto. Ecco perché io faccio della musica un momento di condivisione e di confronto anche tra diverse età. La musica è un arte trasversale. Il dono della musica è trasversale e non bada a ceto sociale o economico».

Ci sono delle voci spettacolari nel tuo coro. Come riesci a far risaltare la voce di queste persone senza mettere in ombra gli altri?

«Questo non è un lavoro semplice, anche perché la maggior parte dei componenti del coro nasce come cantante solista. Ridimensionare ognuno per il bene del coro è il lavoro più difficile da fare. Man mano che andiamo avanti stiamo trovando la strada per creare un’armonia, ma all’inizio si faceva a chi urlava di più».

Sei quindi riuscito a stemperare i protagonismi?

«La maggior parte dei ragazzi di Dammi il La sono miei allievi, che ho quasi obbligato a partecipare al coro. Non capivano il regalo che gli facevo: il regalo più grande non è tanto il coro in sé per sé, ma piuttosto quello di ridimensionarli, di fargli capire che la musica è un dialogo continuo. In musica il silenzio è fondamentale: vuol anche dire far cantare un’altra persona. Il silenzio musicale è un silenzio che parla».

In poco più di sei mesi sei riuscito a creare un gruppo sinergico ed unito. È stato difficile?

«Io ho una lunga storia didattica alle spalle: sono laureato in canto, in pianoforte e sono anche sociologo. Il mio scopo è creare delle dinamiche all’interno del gruppo che apportino benessere al singolo individuo. Questi ragazzi vivono il momento sociale più difficile: c’è molta dispersione, disoccupazione, ma c’è anche crisi dei valori. Il gruppo serve anche a dare la possibilità di far capire che un gruppo può diventare una famiglia, se ben costruito. Casa mia, ad esempio, è sempre stata la casa degli allievi: da me mangiano, dormono, fanno di tutto. A me piacerebbe che questa cosa si espandesse anche alle famiglie dei ragazzi che partecipano al coro, fino a diventare un gruppo compatto, unito ma vario. Alla fine il lavoro che faccio con questi ragazzi è proprio quello che questo coro possa diventare un modo per aiutare i ragazzi a diventare uomini e donne, e poi musicisti».

Bella anche la scelta dei costumi, che ho notato essere sempre diversi. Chi li sceglie?

«Per questo devi complimentarti con Giusy, la mia fidanzata. È sempre lei che sceglie i costumi e cura questo aspetto artistico del coro. Gestisce anche tutta la parte organizzativa. Alla fine, dietro ogni artista c’è sempre una donna che lo sostiene e fortunatamente io ho un’ “aiutante” di tutto rispetto. Il suo pregio è quello di tenere tutto e tutti sotto controllo.. anche i costumi! Qui comandano le donne, il nostro è un coro a trazione femminile! (ride – ndr)».

Quali sono i vostri prossimi progetti?

«Tra  i progetti del coro rientra una collaborazione con delle associazioni che confiscano i beni alle mafie, quindi saremo impegnati anche nel sociale. In particolare, a fine maggio, parteciperemo ad un importante evento con l’organizzazione NCO (consorzio che mira a contribuire ad una crescita civile del territorio, sostenuta dalla cultura dell’inclusione e della legalità, attraverso la creazione di attività di economia sociale sostenibili che creano lavoro dignitoso per le persone in difficoltà – ndr). In questi beni confiscati, compreso il manicomio criminale di Aversa, faremo degli spettacoli e lo faremo per due ordini di motivi: innanzitutto per sensibilizzare gli ex detenuti che lavorano all’interno della struttura, e poi per sensibilizzare anche persone che hanno problemi mentali, presenti all’interno della struttura. Questo è un nostro progetto politico, perché io collaboro anche con queste associazioni a più livelli; ad esempio queste associazioni sui territori confiscati creano ristoranti o aree di agricoltura biologica, dando anche lavoro agli ex detenuti, e in questi luoghi si deve fare anche cultura e musica, e noi interveniamo in questo senso. Facciamo in modo che la musica si faccia anche veicolo di un messaggio sociale».

Quando i ragazzi di Dammi il La cantano, non si può restare indifferenti all’allegria, alla gioia e alla vitalità che trasmettono. Grazie anche alle canzoni che scelgono il pubblico si sente sempre coinvolto, sono contagiosi e divertenti. Se il coro è tutto questo, i ragazzi lo devono soprattutto al maestro Luigi, che ha saputo coniugare l’insegnamento musicale al più arduo compito di supportare questi ragazzi a diventare adulti e anche ad essere sensibili verso il prossimo.

C’è qualcosa che la musica non riesce a fare?

Rockin’ Donuts vi consiglia di seguire la pagina Facebook di Dammi il La, che è sempre aggiornata con nuovi video musicali!

 

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Capelli ricci, rossetto e mascara sono il suo tratto distintivo. Per lei il cinema, un piacere che si concede ogni volta che può, è un modo per evadere dalla realtà ed immergersi in mondi nuovi. La musica, fedele compagna delle sue giornate, fa da sottofondo quando lavora, ma spesso si lascia trascinare dal sound e finisce col dimenticare ciò che stava facendo!

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